Melbourne Wine Challenge 2017

Sensi pluripremiato al Melbourne Wine Challenge 2017.

Nuovi premi in arrivo per l’Azienda Sensi. Due i vini premiati nell’importante competizione targata Australia. Il Melbourne International Wine Competition è il primo grande concorso internazionale di vini con giudici "Trade Only" composto da acquirenti dai migliori negozi al dettaglio, sommelier, proprietari di ristoranti e grandi alberghi, bar & restaurant manager, distributori e importatori. La competizione è nata grazie ad Adam Levy, conosciuto come The Alcohol Professor, giornalista e wine writer, contributor fisso per la rivista "Bar Biz Magazine" USA Trade. E’ fondatore dei New York International Beverage Competitions, New York International Spirits Competition, New York International Beer Competition e New York International Wine Competition.

A differenza di altri concorsi di vino, i giudici hanno potere d'acquisto e la capacità di avere un impatto diretto sulle vendite dei prodotti. Le medaglie del Melbourne International Wine Competition sono consegnate su base meritevole per voto di maggioranza. I giudici hanno l’obbligo di non premiare vini che per primi non vorrebbero importare, distribuire o acquistare nella loro categoria di prodotti e di prezzo.

Quest’anno oltre 1100 vini sono stati presentati da oltre 10 paesi in tutto il mondo. Siamo felici di annunciare che la Famiglia Sensi è stata premiata dai giudici del Melbourne International Wine Competition con questi prestigiosi premi:

SILVER MEDAL
Forziere Chianti Classico Riserva 2012

WINE OF THE YEAR
Chianti Classico Wine of the Year
Forziere Chianti Classico Riserva 2012

PROSECCO PRODUCER OF THE YEAR
Prosecco Producer of the Year
Sensi

Sensi pluripremiato al Melbourne Wine Challenge 2017

Vino biologico italiano

Vino biologico italiano: l’andamento 2015-2016.

In aumento l’export del vino bio nei mercati esteri e un andamento positivo nel mercato interno. L’ostacolo da superare? La limitata diffusione dei prodotti e la poca varietà di referenze in assortimento disponibili sul mercato.

+295% Europa, +280% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo della viticoltura biologica nel periodo 2004-2015. Nel 2016 la vendita del vino biologico italiano registra un aumento del 40% rispetto al 2015, questo è quanto emerge dalla ricerca Wine Monitor Nomisma per Ice-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

L’export

In base alla ricerca, l'export di vino biologico italiano pesa per il 3,4% sul totale dell'export del settore, ma il trend è in continua crescita grazie a una forte propensione all'export delle aziende bio (79% vende all'estero), che rappresenta il 70% del fatturato. Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco, l'Ue rappresenta la principale destinazione (66% a valore).

Il binomio vino bio e Made in Italy riscuote grande successo sia nel Regno Unito che in Germania. In particolare, per il consumatore inglese, la reputation dei vini bio italiani è elevata: l’Italia è infatti prima nella classifica dei Paesi che producono i vini biologici di migliore qualità (lo pensa il 22% degli user bio in UK, il 15% di chi oggi non beve vino biologico).

Secondo i consumatori (42% in UK e 40% in Germania), i vini bio Made in Italy hanno qualità mediamente superiore rispetto ai vini bio di altri paesi. Qualità che ricorre nuovamente tra gli attributi evocativi: in entrambi i mercati, nel giudicare il vino biologico italiano, il 19% indica "alta qualità", mentre un ulteriore 15% individua nella ”autenticità” il principale valore. Senza dubbio il vino biologico Made in Italy gode di un’ottima reputazione oltre i confini nazionali, con un potenziale ancora non del tutto valorizzato: l’84% dei consumatori di vino - sia in UK che in Germania – è interessato ad acquistare un vino biologico Made in Italy se lo trovasse presso i ristoranti/negozi abituali.

Qual è il profilo del consumatore di vino bio? Gli italiani amano sperimentare, si informano prima dell’acquisto e sono attratti dalla ricerca di piccole cantine o di vitigni particolari. I tedeschi, invece, preferiscono farsi consigliare e bere vini di specifici territori; mentre il consumatore inglese è attratto dalla naturalità del prodotto e dalla ricerca di uve pregiate.

Il mercato interno

Le vendite in Italia hanno raggiunto 275 milioni di euro, registrando +34% rispetto al 2015, il 21% ha consumato vino biologico nel 2016 almeno una volta, un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Il mercato interno, considerando tutti i canali, vale il 30% del totale (83 milioni, +22% rispetto al 2015).

Secondo i dati Nielsen, il vino rosso è la tipologia di vino biologico preferita dal consumatore italiano (57% delle vendite di vino bio in GDO, +42% rispetto al 2015), tuttavia i vini bianchi crescono in maniera più significativa (+93%) assieme ai vini sparkling (+59%). Il prosecco biologico è comunque il vino bio più venduto nella GDO nel 2016 (17% delle vendite di vino bio a valore, +143% – crescita che è effetto sia di un forte interesse da parte del consumatore ma anche di un ampliamento delle referenze in assortimento); seguono il Montepulciano d’Abruzzo (15% delle vendite 2016 di vino bio a valore, in flessione del 7% rispetto al 2015), seguito dal Nero d’Avola (7%) e dal Chianti (7%).

L’indagine Nomisma – ICE ha rilevato che il 25% della popolazione 18-65 anni (circa 12 milioni di persone) ha avuto almeno un’occasione di consumo di vino biologico nell’ultimo anno. La percentuale è in continua crescita (nel 2015 era pari al 21%), grazie al forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio naturalità (24% degli user individua in questo fattore il principale elemento distintivo), salubrità (20%) ma anche qualità (17%). Per queste ragioni, il wine user bio è disposto a spendere di più per acquistare un vino bio (il differenziale medio di prezzo in GDO è superiore al 20%).

Le opportunità di crescita per il vino bio sono positive tanto che il 22% degli attuali wine user bio sarebbe intenzionato ad incrementare gli acquisti se i prezzi diminuissero o se l’assortimento venisse ampliato (per il 15%). E l’assortimento risulta uno dei principali fattori d’interesse anche per chi oggi non consuma vino bio: il 23% indica come principale fattore dissuasivo la scarsa presenza di vini a marchio bio in negozi/ristoranti frequentati abitualmente o in riferimento alle denominazioni preferite.

Parola alle istituzioni

"Nel nostro Paese da 52mila ettari nel 2010, si è raggiunta quota 83mila ettari nel 2015 sui 332.000 totali a livello mondiale, e si prevede di superare la soglia dei 90 mila per il 2016" commenta Paolo Carnemolla - presidente di FederBio - "L’intero comparto vitivinicolo è chiamato ad approfondire il fenomeno della produzione biologica, che con la costante crescita dell’apprezzamento del consumatore italiano e globale, con i risultati qualitativi e il forte background ambientale costituisce un’alternativa sempre più rilevante in chiave di sostenibilità, reputazione del marchio, diversificazione e opportunità commerciali" conclude il presidente. "Il vino bio è un trend topic in Italia: raddoppiano le vendite nella grande distribuzione e 1 consumatore di vino su 4 apprezza il vino bio." dichiara Silvia Zucconi - Responsabile Market intelligence Wine Monitor Nomisma "Ma il successo riguarda anche i mercati internazionali: nel Regno Unito le vendite di vino bio crescono del 24% - a fronte di un mercato che nel complesso segna il passo. E dal Regno Unito arrivano due buone notizie per il nostro paese: l’Italia detiene il podio delle vendite di vino bio in UK (25% del mercato del vino bio) e cresce a velocità tripla (+82% le vendite a valore nel 2016)."

Fonte: ICE_Wine Monitor Nomisma Vino Bio 2017
Wine Monitor - vini sostenibili -10-7-2017
Fonte Ansa.it

Vino biologico italiano: l’andamento 2015-2016

Vendemmia 2017

La vendemmia 2017.

L’annata 2017 sarà ricordata come un’annata difficilissima in Italia e non solo. Anche se la vendemmia è ancora in pieno corso Assoenologi ha pubblicato le prime previsioni attendibili (ora che buona parte delle uve sono state raccolte) che fotografano l’annata 2017. Due gli eventi meteorologici che hanno piegato i vigneti di tutta Italia: l’ondata di gelo del mese di aprile che ha letteralmente bruciato tanti germogli rendendoli inabili a fruttificare; l’eccezionale siccità che ha messo a dura prova l’intero vigneto Italia nei mesi di giugno, luglio e agosto.

In tutta Italia si è riscontrato un anticipo della vendemmia che varia dai 7 ai 15 giorni rispetto al 2016 mentre la produzione ha subìto un calo considerevole. Dalle prime stime si prevede una quantità di mosto inferiore di 13 milioni di ettolitri con perdite più massicce in regioni come Sicilia e Umbria che hanno registrato un calo fino al 40%. Il 2017 si attesta dunque tra le 6 vendemmie più scarse dal 1947 ad oggi e la previsione attuale (a vendemmia ancora non conclusa e dunque passibile di ulteriori ribassi) fa immaginare un calo di circa il 24% rispetto allo scorso anno con una produzione indicativa che potrà variare tra i 40 e i 42 milioni di ettolitri di vino.

Per avere dati reali bisogna però attendere la fine della vendemmia. Fondamentali saranno i mesi di settembre e ottobre quando una perdurante assenza di piogge potrebbe provocare un’ulteriore perdita di peso dei grappoli e un conseguente abbassamento della produzione sotto i 40 milioni di ettolitri.

Rispetto agli altri paesi l’Italia dovrebbe però mantenere il primo posto del podio sul fronte dei volumi a causa di una altrettanto significativa riduzione della produzione francese (circa 38 milioni di ettolitri) e spagnola (intorno ai 39 milioni di ettolitri) che come in Italia hanno dovuto fronteggiare la medesima emergenza.

Focus Toscana

Si stima in Toscana una riduzione del 30% della produzione rispetto al 2016.

L’annata è stata caratterizzata da una primavera mite con un germogliamento e una fioritura anticipata. Il mese di aprile ha portato gelate notturne che hanno compromesso parte dei vigneti in diverse aree della Toscana. Con il mese di maggio si è registrato un aumento delle temperature e assenza di piogge che sono arrivate soltanto nel mese di luglio con alcuni fenomeni temporaleschi isolati mentre il forte caldo si è attenuato nella prima settimana di agosto con un abbassamento delle temperature di circa 10 gradi che ha dato immediato beneficio ai vigneti.

La Toscana in numeri

2.713.000 Produzione media HL 2007-2016
2.677.000 Produzione media HL 2012-2016 Dati Istat
3.025.000 Ettolitri produzione 2016 Dati Istat
- 21% +/-% prevista rispetto media ultimi 5 anni
- 30% +/-% prevista rispetto 2016
2.110.000 Media ettolitri previsti 2017

Fonte ASSOENOLOGI

La vendemmia 2017

Il vino del mese

Forziere Chianti Classico DOCG Riserva

Di colore rosso impenetrabile, tendente al granato con l’invecchiamento, il Forziere Riserva ha corpo e grande struttura. Si apre all’olfatto con sensazioni di frutta matura e frutti di bosco impreziosite dalla componente calcarea e da una bocca vellutata con tannino morbido e ben integrato. La Riserva matura in legno per almeno 24 mesi, a cui segue un affinamento in bottiglia di minimo 3 mesi. Il vino si abbina a piatti forti e saporiti, arrosti, selvaggina e formaggi stagionati.

Forziere Chianti Classico DOCG Riserva